Quale coniuge ha diritto a tenere il gatto in caso di separazione

Il gatto è un componente della famiglia per cui quando ci si separa non sempre è facile stabilire a chi resta il gatto di casa. Purtroppo spesso a soffrire sono gli stessi gatti, animali legati alla casa e a chi si prende cura di loro.

 

Cosa dice la legge

La legge del 20 luglio 2004, n. 189 sul tema dell’ affido degli animali in caso di separazione dei coniugi dice che:
In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dall'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere.
Il tribunale è competente a decidere in merito all'affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio.

Non essendo il gatto un bene mobile registrato perde validità la teoria che l’animale in fase di separazione dei beni sia affidato a chi ne detiene la proprietà, o a chi ad esempio ha intestato il microchip perché questo non ne determina necessariamente la proprietà.
È sempre meglio prendere una decisione di comune accordo seguendo il buonsenso e il bene dell’animale.
Sarebbe meglio che il gatto continui ad abitare nella casa in cui è cresciuto aldilà di chi ne possiede o no la proprietà.
In regime di comunione di beni il gatto è di proprietà di tutti e due i coniugi quindi la scelta è un po’ più complessa.
Se il gatto è stato adottato o preso durante il matrimonio entrambi ne sono proprietari. Se gli ex coniugi non riescono a decidere di comune accordo è il giudice a scegliere a chi appartiene il gatto.
Si tratta di una decisione estrema perché la scelta dovrebbe esser presa in funzione dell’amore per l’animale di casa aldilà delle controversie che possono sorgere in questo momenti difficili della vita. Inoltre il giudice non può ovviamente ascoltare le motivazioni e le preferenze del gatto quindi rivolgersi alla legge suprema è un po’ inutile.

 

Che scelta fare

Gli ex coniugi dovrebbero essere in grado di prendere una decisione lasciando da parte gli screzi e i rancori ma considerando solo il benessere del gatto, che è un animale territoriale. Per questo motivo sarebbe meglio che resti nella casa dove ha vissuto sempre evitando che diventi vittima innocente della separazione dei due adulti.
Un po’ come accade con i figli, anche con il gatto si possono scegliere dei momenti in cui il coniuge che ha lasciato la casa possa andare a fargli visita e trascorrere un po’ di tempo insieme. L’affidamento congiunto invece è da evitare perché il gatto non ama gli spostamenti e il continuo cambiar casa potrebbe creargli momenti di shock e forte stress.
Ci sono casi in cui per evitare spiacevoli conseguenze viene stipulato un contratto pre matrimoniale dove si indica in modo inequivocabile chi si prenderà cura del gatto in caso di separazione o divorzio.

 

Il gatto è causa di divorzio?

Secondo alcune statistiche pare che in Italia il gatto sia diventato una delle cause di divorzio e separazione per l’eccessiva cura e attenzione che uno dei due coniugi riserva all’animale a discapito del rapporto di coppia. È l’Associazione Italiana per la difesa degli animali (AIDA&A) ad aver condotto uno studio approfondito sul tema analizzando il comportamento di circa cinquecento coppie separate. Dallo studio è emerso che un buon numero di coppie ha dichiarato che il principale motivo della separazione era l’eccessivo attaccamento del partner al gatto o animale di casa.
Capita spesso che ci siano casi di attaccamento morboso al gatto, soprattutto fra le donne, anche se gli studi rivelano che per circa il settanta per cento dei casi è l’uomo a mostrare un amore morboso per il micio di casa.

 

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