Da Esopo a Pascoli, i gatti più famosi in letteratura

I gatti da secoli popolano il mondo della letteratura, come protagonisti di racconti, romanzi e poesie o come amici e compagni di artisti, scrittori ed illlustri poeti.

 

Il gatto nei racconti del mondo antico

Da quando il gatto è entrato a far parte della vita dell’uomo gli artisti hanno cominciato a filosofare, immaginare, scrivere di lui. Aldilà delle leggende, che resistono ancora oggi e vengono tramandate da generazioni, ci sono favole provenienti da tutti i paesi del mondo, dal Giappone, alla Russia, dalla Scandinavia all’Antica Roma e alle Americhe.
I primi a scrivere del gatto e del suo elegante garbo sono stati due grandi scrittori di favole, Esopo e Fedro, il primo greco e l’altro latino. Specialmente Esopo trattò il carattere del gatto arricchendolo di allegorie riferibili al genere umano e ai suoi difetti. Successivamente del gatto scrissero lo storico greco Erodoto nel 480 a.C., l’oratore latino Cicerone (106 a.C.) e lo scrittore Plinio il Vecchio intorno al 23 d.C.

 

Dal Medioevo al Rinascimento

Nella letteratura del Medioevo

Dopo il vuoto letterario che seguì la caduta dell’Impero Romano, si giunge al Medioevo momento in cui il gatto viene visto più come figura nemica che amica, pertanto ignorato anche nei testi, un po’ per paura e un po’ per disdegno. Vedi Le superstizioni legate al gatto.

Nella letteratura del Rinascimento

Intorno al 1300 i poeti rinascimentali iniziano a rioccuparsi del gatto e delle sue storie. È significativa l’immagine del poeta Francesco Petrarca che ritiratosi in vecchiaia nella quiete dei colli Euganei, trova sollievo solo nella compagnia del suo gatto. Dal Rinascimento in poi il gatto suscita quindi simpatia nel mondo dell’arte e della lettaratura divenendo spesso la figura che accompagna l’artista anche fino alla sua morte. Torquato Tasso, caduto in disgrazia alla corte di Ferrara e ridotto in miseria, quasi cieco e senza soldi dedica un intero sonetto alla sua gatta implorando in dono un po’ di luce dai suoi occhi splendenti. Lope de Vega, grande drammaturgo spagnolo, vissuto a cavallo del XVI e XVIII secolo scrisse addirittura una “Gattomachia” in 2500 versi, poema dove scrive di gatti per evidenziare e criticare le passioni e i difetti tipici dell’uomo.

 

Il gatto nelle favole

Intorno alla fine del 1600, favolisti come La Fontaine, nelle sue narrazioni dedica ampio spazio al gatto. Nelle favole di La Fontaine il gatto rappresenta personaggi ipocriti, falsi, ladri e fannulloni. Ne “Il gatto con gli stivali” di Charles Perrault, scrittore francese di fine seicento, il gatto riacquista simpatia col suo abito da galantuomo e il suo fare elegante.

 

Il gatto e gli scrittori

  • Lo scrittore che peggio trattò il gatto fu il naturalista francese Georges Louis Leclerc conosciuto col nome di Buffon. Descrisse il felino come un “domestico infedele, che manteniamo solo per necessità, per opporlo ad un altro nemico domestico ancora più scomodo, che non si può scacciare.”
  • Lo scrittore russo Anton Cechov (1860/1904) scrisse del disastroso tentativo dello zio di addestrare il suo gattino, nel racconto “La gatta” di Colette si narra la storia di Saha una gatta di razza Blu di Russia che conquista il cuore del suo padrone dopo che la moglie, gelosa, cerca di sopprimerla.
  • Baudelaire scrisse sul gatto versi di impegno sensitivo, dai quali traspaiono evidenti analogie tra la gatta e la donna, lo stesso fece Maupassant trattando il gatto come essere voluttuoso.
  • Gli anglosassoni accolgono il gatto nei loro scritti con piacere. Shakespeare menziona i gatti con simpatia nelle sue opere come l’Enrico V.
  • Tra i moltissimi scrittori illustri che dedicarono pagine d’amore al loro gatto va ricordato Alessandro Dumas figlio che a Montecristo possedeva addirittura un piccolo zoo, poi George Sand che mai si separava dal suo gatto, Victor Hugo il cui gatto di nome Canonico dormiva su una cuccia più simile a un trono che ad una poltrona.
  • Edgar Allan Poe scrisse il celebre racconto di terrore “Il Gatto Murato”.
  • Tra i poeti italiani amici dei gatti va ricordato il poeta Giovanni Pascoli, un suo sonetto è intitolato “La gatta”, Collodi, Umberto Saba, Elsa Morante.

 

Libri consigliati

  • Il carattere del gatto

    Il gatto: un dio per gli antichi egizi, una maledizione per i cristiani superstiziosi del Medioevo, un compagno di meditazione per filosofi come Cartesio e Voltaire, un simbolo di mistero per maghi
  • Lo zen del gatto

    Dove troviamo la nostra dose quotidiana di meditazione, rilassamento, natura e saggezza? Nei gatti!
  • Il linguaggio del gatto

    Convivere con il gatto dà sempre notevoli gratificazioni: di natura affettuoso ma non invadente, cerca la compagnia del padrone pur mantenendo la propria indipendenza.
  • L'alfabeto del gatto

    Parliamo lingue diverse, ma non è detto che non ci possiamo comprendere.
 

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